Chiesa

La chiesa

San giorgio Ducenta (CE)

La Parrocchia ha antiche origini, da collocarsi tra il 1500 ed il 1600. Il Santo patrono è stato fin dall’inizio S. Giorgio. La chiesa è ad una sola navata, lunga 27,40 metri e larga 10,30 metri ed è sopraelevata dal fondo stradale per mezzo di un’ampia gradinata. La forma è rettangolare e la struttura è semplice, ad archi che coprono sia l’altare maggiore sia gli altari laterali. Il Campanile, a due piani, è attiguo alla chiesa e comprende anche un orologio di piazza. La Casa canonica è alle spalle della chiesa ed è provvista di un cortile indipendente che comunica con la sagrestia.

Approfondimenti...

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Il Culto

CULTO DI SAN GIORGIO IN DUCENTA

Nello stesso secolo in cui il Santo subì il martirio, il suo culto si diffuse in Italia per opera dell’imperatore Costantino il grande. Ovunque furono erette in suo onore artistiche chiese. Roma fin dal secolo IV, dedicò al nostro Santo la Basilica del Velabro, ove si conserva ancora un’ampolla del sangue del Martire.

Anche in Calabria e in Sicilia non vi è una città, ove non si elevi un tempio o un altare a lui dedicato.

Passando dall’Italia meridionale alla settentrionale vediamo questo culto ancora più sviluppato, come Lombardia, Veneto, Piemonte.

In Italia vi sono 118 comuni che portano il nome del Santo e più di 420 Parrocchie che hanno scelto come protettore S. Giorgio e tra queste, non ultima certamente è Ducenta. Le notizie del culto del santo martire in questo villaggio risalgono alla seconda metà del 1500. Nel 1957 già esisteva una chiesa parrocchiale dedicata a S Giorgio.

Nel 1600 la grande devozione e il sentito culto per il martire Giorgio portò il popolo ad erigere una nuova chiesa ed un trono per il Santo Martire.

Si diede inizio ai lavori, per la costruzione di un tempio artistico, bello e spazioso, in stile barocco, grande allora per un popolo esiguo.

Con lo stesso entusiasmo di fervente fede, per le grazie ricevute in tutte le critiche circostanze, i nostri padri elevarono una statua artistica in legno, lavoro pregiatissimo dello scultore Cav. Fantoni, romano. La bellissima statua raffigura un giovane guerriero con il capo coperto da un elmo di argento. La mano sinistra stringe una bandiera tutta seta rossa ricamata in oro, e una lancia d’argenti, con la quale fora le fauci di un dragone, messo ai suoi piedi. Una ricchissima fascia d’argento, sostiene sul fianco sinistro una spada con fodero d’argento. Questa statua è la speranza dei Ducentesi, i quali sempre fiduciosi del suo patroncino, si prostrano innanzi al suo altare e gli narrano i loro affanni, le loro angosce.

Dagli appunti storici sul culto di S. Giorgio martire scritto dal parroco don Michele Bottiglieri il 16 maggio 1953, risulta che la devozione dei ducentesi non si fermò, ma sempre più costanti nel culto del Santo, per averlo realmente in mezzo a loro chiesero con insistenza alle Autorità ecclesiastiche una reliquia, che venne loro offerta, in un piccolo ossicino del braccio del Martire, che fu incastonato in un braccio di argento, nell’anno 1704, data che è incisa nella parte inferiore. Tale reliquia fu autenticata dalla rev. ma curia vescovile di Aversa, e suggellata.

Ciò che abbiamo riportato, è stato il risultato della fede ardente, che i ducentesi da secoli hanno sempre avuto nei riguardi dei loro del loro Megalomartire S. Giorgio. San Giorgio ha sempre corrisposto alla fede dei ducentesi, alle loro cure, ai loro bisogno spirituali e temporali: Chi mai potrà numerare le sue grazie e i suoi miracoli? La sua difesa di Noi?

Ammalati guariti, conversione che sembravano impossibili, piogge ottenute in tempo di siccità, conforti avuti in tempo di disperazione, militari scampati dalla morte in tempo di guerra, e tanti altri miracoli, che ne hanno accresciuto nei secoli la fede.

Spesso ci chiediamo perché i ducentesi avessero scelto come patrono S. Giorgio. Le risposte più verosimili, ma di cui non abbiamo trovato documentazione, pare che si possa attribuire al nome stesso Giorgio, che etimologicamente deriva dal verbo “gheorgheo”, che significa “coltivare la terra”, da qui la preferenza per il santo che con il suo nome richiama l’attività primaria degli abitanti, che in passato ma in parte ancora oggi erano agricoltori.

L’altra ipotesi potrebbe essere ricollegata al tempo in cui gli uomini validi di Ducenta si arruolavano tra le milizie di Pandolfo IV, principe di Capua, nella lotta contro il conte di Napoli Sergio IV, per il quale parteggiavamo gli abitanti del villaggio confinante detto AVERZIE (Sanctum Paullum ad Averze).

Il Pagus (villaggio) di Ducenta è più antico di Aversa. Già nel 703 esisteva un fondo chiamato Ducenta che si trovava sull’antica “via consolare campana” che da Pozzuoli portava a Capua e donde partiva un’altra “via Antiqua” (corrispondente all’attuale via Ducenta – Ischitella).